…. E adesso via con la EN 1090!

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Proprio così! Ci siamo! Dal 1° Luglio non si potrà più lavorare senza marcare CE i propri prodotti (come già era prima in effetti).
Ma questa volta la cosa si fa seria:
Se prima si lasciava comunque la facoltà di “NON SAPERE NIENTE” al costuttore, adesso nessuno potrà più dire “NON LO SAPEVO”.
Vediamo in effetti cosa cambia:
- Ogni produttore di elementi strutturali dovrà marcare CE i propri prodotti, e per farlo dovrà prima approntare un Piano di Controllo della Produzione (FPC) in osservanza appunto della Norma EN 1090. Sembra semplice, ma invece non lo è. Se infatti la redazione di un FPC è una procedura che il costruttore potrebbe fare da solo, la Norma obbliga che tale FPC sia approvato da un Ente Esterno Notificato: Nome che già a pronunciarlo sembra dire: Soldi Soldi Soldi.
Quindi per non aggiungere il danno alla beffa: Cosa dobbiamo fare dal 1° Luglio?
- Dobbiamo predisporre un FPC;
- Farlo approvare da un Ente Esterno Notificato;
- Marcare CE secondo le Norme relative i nostri prodotti (es. cancelli = UNI EN 13241-1, Infissi = UNI EN 14351).
In tutto questa confusione, che normalmente e sempre si presenta quando entra in vigore una nuova norma, niente cambia per quanto riguarda la marcatura vera e propria dei prodotti da costruzione. Il costruttore dovrà sempre e comunque marcare CE i propri prodotti.
Ma se un fabbro non realizza elementi strutturali?
Beh per lui non cambia niente, semplicemente la EN 1090 non lo riguarda.

SB studio è comunque a disposizione di tutti i fabbri, suoi clienti e no, per le informazioni del caso.
Per qualsiasi informazione chiamateci allo 0423 371129. Oppure inviate una e-mail a norme@essebistudio.com.

BUON LAVORO!

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2 risposte a …. E adesso via con la EN 1090!

  1. Geom. Gianfranco Varrassi scrive:

    Salve sono geometra per una ditta di restauri edili e posseggo una patente da saldatore rilasciate dalla ASQ STS dal 2008.
    Fino ad oggi quando dovevamo montare in cantiere dell’acciaio per i cordoli, che di sovente si usano nei restauri ove il cemento è vietato, bastava la mia patente da saldatore e la certificazione di origine dell’acciaio per poter soddisfare i vari collaudatori dal momento che i cordoli sono strutturali.
    Ora cosa cambia?
    Come deve muoversi la ditta per stare in regola dal momento che il materiale viene approvvigionato, portato, lavorato e montato (taglio e saldatura) in cantiere senza passare per nessuna officina?

    • essebistudio scrive:

      Gentile Geom. Varrassi,

      Dobbiamo innanzitutto distinzione tra Centro di Trasformazione dell’Acciaio (ISO 3834), e Marcatura CE dei prodotti strutturali secondo UNI 1090.

      Per i Centri di trasformazione:
      Il Decreto Ministeriale 14 gennaio 2008 “Approvazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni”, pubblicato sulla G.U. del 4 febbraio 2008, sono specificati compiti e funzioni dei centri di trasformazione dell’acciaio. Questi avevano visto la loro istituzione ufficiale con il precedente D.M. 14 settembre 2005.
      La definizione che troviamo al punto Cap 11 p.to delle nuove norme tecniche per le costruzioni (NTC) è la seguente:
      “Si definisce Centro di trasformazione un impianto esterno alla fabbrica e/o al cantiere, fisso o mobile, che riceve dal produttore di acciaio elementi base (barre o rotoli, reti, lamiere o profilati, profilati cavi ecc.) e confeziona elementi strutturali direttamente impiegabili in cantiere, pronti per la messa in opera o per successive lavorazioni”.
      nel suo caso facciamo la distinzione tra:
      - Esempio di chi RIENTRA:
      Coloro che ricevono profili e/o lamiere all’esterno di un cantiere, in un impianto che può essere fisso o mobile e lo lavorano (tagliano, calandrano, saldano, assemblano…) per la produzione di lamiere grecate e profilati formati a freddo, i centri di prelavorazione di componenti strutturali, le officine di produzione di carpenterie metalliche, le officine di produzione di elementi strutturali di serie (es. strutture portanti, scale esterne di emergenza, ecc…) e le officine per la produzione di bulloni e chiodi, rientrano nella definizione di Centro di trasformazione.
      - Esempio di chi NON RIENTRA:
      Coloro che ricevono direttamente in cantiere i profili e/o le lamiere e all’interno di questo cantiere lo lavorano (tagliano, calandrano, saldano, assemblano…) non rientrano nella definizione di Centri di trasformazione.
      Nel suo caso specifico, possiamo affermare che facendo parte di un’azienda che riceve DIRETTAMENTE gli elementi strutturali in cantiere, non deva essere classificato come centro di trasformazione.

      Considerando ora la sua posizione in merito alla Norma UN 1090, possiamo dirle che l’azienda in cui lavora deve attuare un FPC e regolare la sua produzione in rispetto delle Norma UNI 1090. Questo perchè la norma non fa distinzioni fra prodotti costruiti in cantiere o meno, ma fa’ riferimento unicamente alla necessità che tali prodotti seguano una filiera produttiva che ne garantisca le caratteristiche e sicurezza minime richieste dal cliente e dal mercato.
      Se poi i prodotti realizzati (nel suo caso cordoli per restauro) rientrano in qualche norma specifica, o in qualche disposizione di legge, più restrittive, queste dovranno essere osservate con precedenza sulla UNI 1090.

      Senza ombra di dubbio diciamo quindi che l’azienda in cui opera, non deve essere classificata come Centro di Trasformazione e quindi certificarsi secondo la ISO 3834, ma deve uniformarsi alla UNI 1090.

      Nel caso le servisse qualsiasi maggior ragguaglio, siamo a sua disposizione per tutto il ciclo di Certificazione.

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