Il mondo è fatto a scale!

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Sulle scale, e sulle leggi, regolamenti, e norme da seguire per la loro costruzione, è stato detto e scritto di tutto, ma la confusione in merito è ancora molta.
Innanzitutto bisogna distinguere di che tipo di scale stiamo parlando. Per quanto riguarda le scale fisse ad uso residenziale o comunque su edifici residenziali o pubblici ad esempio, non esistono norme europee specifiche, e quindi queste scale non possono essere marcate CE. Le uniche indicazioni da seguire per la loro costruzione sono quelle contenute nel DM 236 del 14/06/89. In particolare nell’Art. 8. In esso vengono specificate le caratteristiche che la scala deve avere, comprese indicazioni sul tipo e le misure da rispettare per i parapetti. Purtroppo queste regole a volte vengono stravolte da regolamenti locali più o meno discutibili, nei quali ad esempio si permettono parapetti con correnti tali da permetterne lo scavalcamento, o ancora con interassi tali da essere pericolo per le persone. Inoltre i materiali acquistati per il loro assemblaggio devono provenire da produttori che ne rilascino le schede tecniche sul loro utilizzo.
Se invece parliamo di scale ad uso industriale, allora dobbiamo verificare quali norme UNI siano pertinenti e rispettarle per la costruzione.
Per ogni tipo di scala, comunque resta l’obbligo etico e morale del costruttore, di costruirla rispettando le regole dell’esecuzione a perfetta regola d’arte. Ma in questo i nostri artigiani, norme o non norme, sono molto spesso maestri.

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…. E adesso via con la EN 1090!

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Proprio così! Ci siamo! Dal 1° Luglio non si potrà più lavorare senza marcare CE i propri prodotti (come già era prima in effetti).
Ma questa volta la cosa si fa seria:
Se prima si lasciava comunque la facoltà di “NON SAPERE NIENTE” al costuttore, adesso nessuno potrà più dire “NON LO SAPEVO”.
Vediamo in effetti cosa cambia:
- Ogni produttore di elementi strutturali dovrà marcare CE i propri prodotti, e per farlo dovrà prima approntare un Piano di Controllo della Produzione (FPC) in osservanza appunto della Norma EN 1090. Sembra semplice, ma invece non lo è. Se infatti la redazione di un FPC è una procedura che il costruttore potrebbe fare da solo, la Norma obbliga che tale FPC sia approvato da un Ente Esterno Notificato: Nome che già a pronunciarlo sembra dire: Soldi Soldi Soldi.
Quindi per non aggiungere il danno alla beffa: Cosa dobbiamo fare dal 1° Luglio?
- Dobbiamo predisporre un FPC;
- Farlo approvare da un Ente Esterno Notificato;
- Marcare CE secondo le Norme relative i nostri prodotti (es. cancelli = UNI EN 13241-1, Infissi = UNI EN 14351).
In tutto questa confusione, che normalmente e sempre si presenta quando entra in vigore una nuova norma, niente cambia per quanto riguarda la marcatura vera e propria dei prodotti da costruzione. Il costruttore dovrà sempre e comunque marcare CE i propri prodotti.
Ma se un fabbro non realizza elementi strutturali?
Beh per lui non cambia niente, semplicemente la EN 1090 non lo riguarda.

SB studio è comunque a disposizione di tutti i fabbri, suoi clienti e no, per le informazioni del caso.
Per qualsiasi informazione chiamateci allo 0423 371129. Oppure inviate una e-mail a norme@essebistudio.com.

BUON LAVORO!

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L’importanza di un accessorio

Come tutti sappiamo, il cancello, è composto da tanti piccoli pezzi, che messi assieme formano l’opera finita. Tutti sanno anche però, che quando si assemblano pezzi, e magari si sorvola su “piccoli dettagli”, ne risulta una potenziale fonte di rischio per le persone che ne faranno uso. A tutto questo aggiungiamo che comunque il cancello è un oggetto che in tutta la sua vita economica e tecnica, deve esser mosso nigliaia se non milioni di volte, cosa ne evidenzia la necessità di sicurezza fina dalla costruzione.
Teniamo allora presente, fin dalla sua progettazione che dobbiamo usare solo ed unicamente componenti testati e garantiti dal produttore:
- L’acciaio, o il materiale per la costruzione del telaio e delle ante deve essere sempre acquistato dal fornitore che è in grado di dare i certificati a garanzia del prodotto;
- Il taglio, il preassemblaggio, e il montaggio finale devono essere eseguiti con metodi e da personale in possesso di conoscenze e autorizzati secondo le norme in vigore;
- Per ultimi, ma solo in ordine di elenco, consideriamo gli accessori (ruote, cardini, fermi di battuta, ecc….). Sembra normale recarsi dalla ferramenta e comperare degli accessori, ma non è così. La loro scelta deve essere fatta sulla base di precise schede tecniche che il produttore rilascia, E DEVE RENDERE PUBBLICHE ANCHE, E SOPRATTUTTO A CHI NON HA ANCORA ACQUISTATO IL SUO PRODOTTO, al fine della scelta dell’accessorio giusto. Capita spesso, che accessori scelti in modo veloce, o “perchè la ferramenta aveva quello a magazzino”, siano causa di assemblaggi sbagliati e antieconomici. Portando al limite il discorso, gli accessori da usare possono anche essere di produttori diversi, basta che abbiamo le caratteristiche adatte all’uso che se ne deve fare.
Durante la nostra attività di consulenza capita spesso di consigliare un fabbro, di cambiare un accessorio per migliorare le prestazioni generali, tecniche ed economiche di un cancello, dopo appunto averne valutato le caratteristiche indicate nella scheda tecnica.
Nel mercato di sono produttori di accessori scrupolosi nel dare tutte le informazioni obbligatorie e necessarie al proprio cliente, ma purtroppo ce ne sono altri che non considerando la grande importanza delle schede tecniche, sono restii nel rilasciarle, o le compilano senza dare le informazioni che servono.
Il fabbro, seppur nella sicurezza della propria professionalità, ha continuamente bisogno del supporto tecnico per conoscere nuovi materiali, nuovi metodi di produzione, e ottimizzare il proprio lavoro. Per questo produttori di accessori attenti alle nuove esigenze fanno sempre più attenzione, a volte anche con dispendio di personale tecnico e risorse, a seguire il proprio cliente nella scelta del giusto accessorio.

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Il cancello nel rispetto dell’ambiente. Un motivo in più per ottimizzare.

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Proprio così, sembra strano, ma anche la costruzione di un cancello deve essere vista come azione industriale che deve tutelare, per quanto possibile, l’ambiente.
Il CPR 305 ha introdotto l’importante obbligo di rispetto dell’ambiente durante tutto il ciclo produttivo dei cancelli. Inoltre un fabbro deve sempre prevedere il modo in cui il cancello prodotto verrà smaltito alla fine della sua vita economica.
Un’altra complicazione dunque! ASSOLUTAMENTE NO, anzi dovrebbe essere un’occasione per migliorare i processi produttivi e ottimizzarli ai nuovi standard di rispetto ambientale.
Inoltre, se consideriamo l’aspetto puramente economico, ottimizzando gli sprechi, e quindi l’inquinamento ambientale, saranno ridotti di conseguenza anche i costi per l’approviggionamento dei materiali, e le spese per l’energia consumata.
La conseguenza del ragionamento sembra logica: Viviamo bene in questo “nostro mondo”, e magari risparmiamo pure!
Buon lavoro a tutti.

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Consorzio SI! Consorzio NO! La terra dei consorzi.

Il titolo per fare il verso ad una canzone ironica di qualche tempo fa’ Ma molto reale!
L’italia sembra proprio essere la terra dei consorzi, forse perchè consorzio in Italia è una parola che riporta alla mente sempre belle cose, magari non più reali ma belle.
Si, perchè dire consorzio ancora oggi ispira un senso di sicurezza, di aggregazione produttiva e di interscambio di idee e novità per far progredire se stessi, la propria azienda e in genere il mondo del lavoro.
E allora iscriviamoci ad un consorzio! Dobbiamo solo trovare quello che fa per noi. Ci sono consorzi per tutto, da quelli per la tutela dei formaggi, a quelli per la salvaguardia del papavero di montagna, a molti altri di cui non credevamo possibile l’esistenza.
Ma per tornare alla nostra realtà di fabbri: a cosa serve consorziarsi? E con chi farlo?
Semplice, dobbiamo trovare un consorzio che gestisca un gruppo di persone con i nostri stessi interessi e trovare un modo di dialogare. Questo è il nostro ideale. Ma allora perchè troviamo decine, o forse più consorzi che promettono tanto, e alla fine danno ben poco? Sono forse solo forme di speculazione, invece che veri consorzi?
Facciamo un caso pratico: Sono un fabbro, e come tutti, o perlomeno molti, ho la necessità di:
1) Scambiare pareri con altri fabbri;
2) Acquistare prodotti e servizi ai migliori prezzi possibili;
3) Proporre i miei prodotti e aprire nuovi mercati, se possibile;
4) Bisogno di quell’innato senso di appartenenza a qualcosa di importante e protettivo;
5) Bisogno di aver un interlocutore serio, affidabile, conveniente, e soprattutto leale.
Sembra il caso adatto per valutare l’aggregazione ad un CONSORZIO! E allora consorziamoci!
Ma vediamo cosa trova di solito un fabbro quando vuole entrare a far parte del poliedrico mondo dei consorzi. Di seguito riportiamo la telefonata, avuta da un nostro cliente con il personale di un consorzio, del quale naturalmente per ragioni di privacy non diciamo il nome, e verso il quale non ci permettiamo muovere alcuna critica morale o professionale:
- FABBRO: Buongiorno sono GIUSEPPE della ditta FERRO & FERRO, vorrei informazioni sul vostro consorzio perchè ho sentito che con voi c’è la possibilità di risparmiare, è vero?
- CONSORZIO: Si certo le passo un responsabile…. Buongiorno sono SILVIO, di CONSORZIO…… mi dica pure.
- FABBRO: Devo fare due cancelli per una scuola, e mi chiedono di marcarli CE, ma sa’ noi non ne facciamo molti, e allora non li abbiamo mai marcati.
- CONSORZIO: Non si preoccupi, con noi potrà marcare tutti i cancelli che deve, anche uno solo.
- FABBRO: Mi sa’ dire il costo per favore?
- CONSORZIO: Ma certo. La pratica di marcatura costa 45,00 Euro. Tutto compreso. Noi le diamo tutti i documenti, ecc….
- FABBRO: Bene. E’ proprio il mio caso. Devo mandarvi un disegno, non so’ un modulo compilato?
- CONSORZIO: Le spiego, prima di tutto deve iscriversi al consorzio, dobbiamo registrarla, e deve frequentare un nostro corso, e poi possiamo farle la pratica di marcatura. Questo perchè noi siamo un consorzio, e i nostri soci hanno diritto a trattamenti speciali.
- FABBRO: Ah! Ma allora con 45,00 Euro io divento vostro associato, mi fate fare il corso e anche la pratica di marcatura? Perfetto.
- CONSORZIO: Mi scusi forse mi sono spiegato male. Il costo è per la pratica, ma prima deve diventare nostro socio con un PICCOLO CONTRIBUTO ANNUALE, poi deve fare il corso AD UN PREZZO SIMBOLICO. (Vedi cosa pensa il fabbro di questo)
Cosa pensa il fabbro di questo: Trattamenti speciali! mi serve solo una pratica, la fanno o no? E quanta roba devo comprare per niente?
- FABBRO: Credo di aver capito, vi farò sapere. Grazie.

L’ITALIA E’ PROPRIO LA TERRA DEI CONSORZI!

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…. Tanto il cancello non cade!

…. Tanto il cancello non cade!
Quante volte si sente affermare questo da un produttore al quale viene chiesto se applica alla sua produzione di cancelli il CPR 305/2011/CE e quindi marca CE i cancelli?
Fortunatamente sono ancora pochi gli incidenti gravi causati dai cancelli costruiti e installati in modo non conforme alle normative. In genere infatti il cancello installato in deroga al CPR 305 e alla norma 13241-1, comunque è costruito e installato in modo corretto. Il costruttore infatti, marcatura o meno, sa di essere responsabile di quello che fa’. In base a questo è del tutto corretto supporre che sia inutile sprecare risorse per una marcatura che comunque non garantisce niente.
Per chiarire il concetto di responsabilità indiretta su un prodotto facciamo un esempio:
* Il fabbro X costruisce un cancello per il quale non usa accessori certificati, non adotta in azienda un FPC approvato, non esegue nessuna prova sul cancello durante la costruzione e dopo l’installazione, non redige e rilascia al cliente Y nessuna marcatura e nessuna DoP;
* Il cliente Y usa il cancello, lo fa modificare a suo piacimento da un tecnico sconosciuto (es. automazione), che naturalmente non si assume alcuna responsabilità delle modifiche, e usa il cancello, perchè “Tanto il cancello non cade”;
* Il giorno Z invece il cancello deraglia e cade perchè un fermo di fine corsa è stato manomesso o semplicemente non è stata fatta la manutenzione ordinaria sulle ruote non avendo a disposizione una scheda tecnica dettagliata, o ancora causa incidenti perchè non è stata installata una rete di sicurezza antidito nell’anta o nella recinzione adiacente;
* Il cliente Y fa causa al costruttore del cancello dicendo che lo stesso è stato installato male o è costruito in modo sbagliato, o non gli ha detto che doveva applicare la rete, ecc…
* Il fabbro X non ha nessun documento per attestare il contrario.
Al termine di questa ipotetica situazione, il fabbro può dire che sarebbe stata inutile la Marcatura CE del cancello?
Ma ammettiamo che nessun incidente accada, e il cancello continui a fare correttamente il suo lavoro per sempre. Come farà il cliente Y a sapere quando fare manutenzione al suo cancello? E da chi andrà?
Se il fabbro X ha marcato il cancello, e con esso ha consegnato al cliente l’obbligatorio piano di manutenzione, sicuramente il cliente Y, lo terrà in considerazione per le manutenzioni.
Al termine di tutto questo ci chiediamo, e chiediamo al fabbro: Conveniva fare la Marcatura CE del cancello?

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FPC (Piano di Controllo della Produzione in Fabbrica) & ISO 9001

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L’FPC aziendale, viene spesso considerato come “carta superflua”, è purtroppo così a volte viene trattato.
Purtroppo questo sbagliato modo di pensare e agire, invalida tutta la produzione aziendale successiva, che non potrà più essere marcata CE e quindi venduta.
Consideriamo questo semplice decalogo di aspetti importanti di un FPC.
1) Evidenziare in modo univoco la produzione per la quale si intende redigere un FPC;
2) Valutare costi e mezzi da utilizzare per la tenuta dell’FPC;
3) Incaricare il personale idoneo per preparazione e competenza, alla tenuta dell’FPC;
4) Redigere la prima stesura del manuale FPC in modo preciso e chiaro;
5) Conservarne sempre copia e metterla a disposizione di tutto il personale aziendale che l’FPC influenza;
6) Promuovere la discussione dei risultati dell’FPC per evidenziare i vantaggi avuti dall’osservanza dell’FPC;
7) Controllare aggiornamenti o nuove leggi che eventualmente ne richiedono la rettifica;
8) Monitorarne l’osservanza;
9) Verificarne l’applicabilità nel contesto aziendale o prevederne modifiche;
10) Gratificare il personale con i risultati ottenuti grazie all’adozione e osservanza dell’FPC.

Queste regole, derivate dalle norme che l’FPC deve osservare, e dall’esperienza di aziende che già operano in regime di FPC, devono essere considerate come generiche e applicabili solo indicativamente alla produzione di un’azienda specifica. Ogni azienda deve gestire il proprio FPC secondo le proprie esigenze.

Ma quanto costa un buon FPC?
La domanda richiede sempre una considerazione sulle effettive dimensioni aziendali e sul suo regime produttivo.
Da tenere presente che comunque “la redazione iniziale dell’FPC, non E’ l’FPC”. Il sistema FPC parte dalla redazione iniziale, ma grande parte della sua validità è nella continua opera di aggiornamento cui deve essere sottoposto.

Per ultimo teniamo in considerazione l’importante sviluppo qualitativo che un buon FPC consente. L’FPC viene sviluppato con le stesse indicazioni indicate per la Certificazione Aziendale ISO 9001. In esso infatti si riscontrano aspetti caratteristici di tale certificazione, come ad esempio la soddisfazione del cliente in primo piano, la qualità intrinseca di un’azienda certificata, il rispetto dell’ambiente nei cicli produttivi, ecc….
Aziende che già hanno un FPC coerente con la propria produzione e aggiornato, sono molte volte agevolate nel processo di certificazione aziendale ISO 9001, quando decidono di adottarlo. Questa importante considerazione è ancora più valida in previsione dei probabili obblighi di certificazione ISO 9001 in previsione.

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Marcare CE gli esemplari unici o non marcarli… Questo è il problema!

Marcare CE o non marcare CE?
La citazione del titolo è d’obbligo se pensiamo al dubbio Amletico che la questione pone, a alla quale ancora dopo quasi un anno dall’applicazione del CPR, molti dubbi suscita.

In effetti sono vere tutte e due le dichiarazioni:
1) I cancelli in esemplare unico SI DEVONO MARCARE CE.
2) I costruttori di esemplari unici POSSONO NON REDIGERE LA DOP (Dichiarazione di Prestazione) e applicare la targhetta CE.

Com’è possibile? Semplice. Basta leggere fino in fondo il famosissimo
Articolo 5 – Deroghe alla redazione della dichiarazione di prestzione.
In deroga all’articolo 4 – Dichiarazione di prestazione (Nda) -, paragrafo 1, ed in mancanza di disposizioni dell’Unione o nazionali che impongano, nel luogo in cui i prodotti da costruzione siano destinati ad essere utilizzati, la dichiarazione delle caratteristiche essenziali, il fabbricante può, all’atto di immettere sul mercato un prodotto da costruzione che rientra nell’ambito di applicazione di una norma armonizzata, astenersi dal redigere una dichiarazione di prestazione – e solo questa (Nda) – qualora:

a) il prodotto da costruzione sia fabbricato in un unico esemplare o su specifica del committente in un processo non in serie a seguito di una specifica ordinazione e installato in una singola e identificata opera di costruzione da parte di un fabbricante che è responsabile della sicurezza dell’incorporazione del prodotto da costruzione nelle opere di costruzione, conformemente alle normative nazionali applicabili e sotto la responsabilità dei soggetti incaricati della sicurezza dell’esecuzione delle opere di costruzione designati ai sensi delle normative nazionali applicabili.

Analizzndo BENE l’Art. 5 vediamo che:
- E’ vero che dice chiaramente che il produttore PUO’ ASTENERSI DAL REDIGERE LA DICHIARAZIONE DI PRESTAZIONE DEL PRODOTTO DA COSTRUZIONE, ma quando, e in che limiti può farlo? Può farlo, ma deve essere cosciente della sua responsabilità per esso, che mai viene derogata. Diventano inoltre responsabili i soggetti incaricati della sicurezza dell’esecuzione delle opere di costruzione dove il cancello viene integrato. Senza dubbio nessun direttore dei lavori o Responasabile dei lavori accetterebbe di farsi carico di tale responsabilità.
- Sempre sulla deroga, l’Art. 5 non dice che NON BISOGNA FARE NULLA, ma deroga unicamente alla redazione della DoP, documento ultimo della marcatura. Tutta la procedura a monte della Dop deve comunque essere fatta e comprende:
– Controllo FPC sulla produzione;
– Fascicolo tecnico per il cancello;
– Analisi dei rischi;
– Piano di manutenzione per il cliente;
Leggendo quindi bene il contenuto dell’Art. 5 risulta evidente che la convenienza è minima e circoscritta ad una sola parte del processo di marcatura: la DoP e la targhetta CE. Bisogna inoltre tenere in considerazione che un cancello consegnato senza DoP e targhetta CE, molto probabilmente non verrà mai accettato, ad esempio: da un tecnico che deve applicarvi una motorizzazione.

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L’importanza di una buona manutenzione del cancello.

Ogni cancello prodotto, presenta potenzialmente rischi per le persone che abitualmente lo usano. Il rischio viene evidenziato quando una funzione propria del cancello viene meno, e quindi l’insieme cancello/installazione non lavora più nei parametri di sicurezza previsti all’installazione.
Ma come fare per evitare questo?
Semplice: con una manutenzione efficace e puntuale! Purtroppo però molte volte la realtà è ben diversa da come dovrebbe essere. Una manutenzione costa e a volte il rapporto convenienza / rischio fa’ evitare di effettuarla.
Rimane il fatto che un costruttore di cancelli, DEVE IN OGNI CASO PROPORRE AL PROPRIO CLIENTE UN PIANO DI MANUTENZIONE. Proporre al cliente un piano di manutenzione periodica, lo mette al sicuro da eventuali responsabilità successive. Ricordiamo infatti che la Marcatura CE rilasciata con il cancello, è valida SOLO IN PRESENZA DI TALE PIANO DI MANUTENZIONE PROGRAMMATA.
Naturalmente si deve lasciare al cliente la libera scelta di rivolgersi al costruttore del cancello, o ad altro fornitore per eseguire le manutenzioni previste, ma nella quasi totalità dei casi il cliente si rivolge comunque al fabbro costruttore del cancello.
I risvolti favorevoli di tutto questo, per il fabbro, vanno dalla dimostrata capacità di seguire il cliente anche dopo la fornitura iniziale del prodotto (cosa questa, oggi molto apprezzata), alla garanzia per il cliente che comunque il suo cancello è stato costruito con accessori testati e dei quali il fabbro conosce i limiti e sa’ come mantenerli efficenti. Inoltre in questo modo si ha sempre la possibilità di ricevere un feed-back dal cliente sulla qualità del prodotto, ed eventualmente apportare modifiche correttive per migliorarne la soddisfazione.
Un buon Contratto di Manutenzione ordinaria del cancello, può essere previsto per un periodo minimo di 2 anni dalla data di installazione e riguardare le manutenzioni ordinarie da effettuare.
A Tutte le pratiche di marcatura prodotte dal nostro studio, viene allegato un contratto tipo che il fabbro può proporre al proprio cliente.

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I doveri del costruttore del cancello: CPR 305/2011/CE – Norma UNI EN 13241-1

Estratto dalla Norma UNI EN 13241-1:
Il cancello deve essere progettato e costruito in conformità per assicurare un sicuro e corretto funzionamento nelle normali condizioni previste per il suo utilizzo.
E’ ammesso il sistema di attestazione 4 – esemplare unico – (Prove di funzionalità e resistena eseguite dal produttore);
Il sistema di attestazione 3 – produzione di serie – è equiparato al sistema 3. (Produttori in serie possono eseguire da soli le prove ITT anche su esemplari per la produzione di serie).
Aspetti meccanici:
I cancelli devono soddisfare i seguenti requisiti:
FORZA PER L’AZIONAMENTO MANUALE;
Un cancello a funzionamento manuale deve essere in grado di aprirsi e chiudersi utilizzando una forza non maggiore di 150N per cancelli di autorimesse in aree private e 260N per persona che agisce su di esso, per cancelli industriali e commerciali;
RESISTENZA MECCANICA;
Il cancello compreso il sistema di fissaggio a cui è sostenuto, durante il normale funzionamento, non deve presentare deformazioni innammissibili che possono provocare la rottura dello stesso in seguito alla forza applicata, ad impatti e logorio
DURABILITA’ MECCANICA;
Il cancello deve essere assicurato per un numero di cicli che deve essere dichiarato dal costruttore,
PROTEZIONE CONTRO I RISCHI DI TAGLIO;
il cancello deve essere progettato per evitare il rischio di taglio. I bordi taglienti devono essere eliminati. Le parti accessibili devono essere sicure fino ad una altezza di mt. 2,5. L’utilizzatore deve essere protetto dal rischi di schiacciamento, intrappolamento, impigliamento tramite adeguata progettazione della chiusura che deve definire idonei franchi di protezione e applicazione di adeguati segnali di avvertimento,
PROTEZIONE CONTRO GLI INCIAMPI;
Il cancello non deve presentare zone che possono creare pericolo di inciampo. La guida a terra per lo scorrevole non deve superare i 5 mm nella zona di passaggio. Le parti rialzate devono essere ben visibili o rese tali da opportuni segnali di avvertimento o applicazione di adesivi/segnali di avvertimento o con l’utilizzo di appropriate vernici che ne evidenziano la presenza.
SICUREZZA DELLE APERTURE;
Il cancello per nessun motivo deve deragliare e/o cadere.
Per nessun motivo si deve installare un cancello anche se provvisorio senza prima avere progettato dei fermi che evitino al cancello di andare oltre corsa e provocare la caduta dello stesso. Anche per il cancello a battente è indispensabile la presenza dei fermi di arresto dell’anta in chiusura e in apertura. Possono essere utilizzati, e sono consigliati, sistemi anticaduta.
Una volta che il costruttore ha verificato e documentato tramite il fascicolo tecnico la sicurezza del cancello e predisposto un piano di manutenzione programmata, può redigere la DICHIARAZIONE DI PRESTAZIONE (DoP)- sostituisce la dichiarazione di Conformità (DoC)- ed applicare la Marcatura CE al cancello. La Dichiarazione di Prestazione può essere omessa nel caso in cui il costruttore renda noto al cliente, l’assunzione di responsabilità del cliente o del proprio direttore per la sicurezza in cantiere.
Estratto dal CPR 305/2011/CE:
“Valutazione e verifica della costanza della prestazione”
Dichiarazione della prestazione delle caratteristiche essenziali del prodotto da costruzione effettuata dal fabbricante in base agli elementi che seguono:
il fabbricante effettua:
1) – la determinazione del prodotto-tipo in base a prove di tipo, a calcoli di tipo, a valori desunti da tabelle oppure da una documentazione descrittiva del prodotto – Sistema 3, produzione in serie -, oppure la determinazione dell’esemplare unico in base a progetti specifici per l’esemplare prodotto – Sistema 4, esemplare unico-.
2) – il controllo obbligatorio della produzione in fabbrica tramite l’adozione di un sistema FPC e la redazione di un Manuale FPC.
L’organismno notificato non ha compiti da svolgere

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